Pensi forse che, quando mi hai bruciato
e hai danzato come un demone sulle mie ceneri,
e mi hai lasciato ai venti che mi disperdessero
come kohl negli occhi del sole nel deserto,
pensi di aver cancellato la mia identità,
di aver distrutto la mia storia e le mie credenze?
Invano ci provi...
un ribelle non può essere estinto:
sono come il Giorno del Giudizio...
un giorno tornerò.
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È da questa poesia che nasce il frammento che abbiamo inserito nella nostra illustrazione: il bambino che resiste, e che vive anche sulla nostra felpa.
Le parole sono di un poeta saudita: non scritte per la Palestina, ma sentite dai palestinesi come proprie. Versi in cui si sono riconosciuti, nella loro lotta contro l’occupazione israeliana che da decenni cerca di cancellare la loro esistenza e la loro voce.
Ogni anno, i soldati dell'esercito di occupazione israeliano arrestano circa 700 bambini palestinesi. Nel 2026, si contano più di 350 bambini dietro le sbarre. Tra le motivazioni più comuni: aver lanciato un sasso.
Nelle carceri israeliani vivono nella paura, sottoposti a traumi psicologici e fisici. Vi invitiamo ad approfondire attraverso i casi documentati dall'associazione Defense of Children International (https://www.dci-palestine.org).